La fotografia è… magia!

18 marzo 2016 , , Foto Gino
Galleria
Patrizia Merletti di Foto Gino va in pensione!
Matrimonio

Foto Gino nasce nel 1958. Gino Merletti dopo anni di gavetta presso uno studio fotografico nel dopo guerra, decide di aprire il proprio studio in viale Galeati 10a (allora stazione delle corriere di Imola).
Alcuni amici lo coinvolgono in un laboratorio artistico che faceva capo al ceramista faentino Biancini, un’esperienza formativa importante per affinare talento e passione.
Nel ’56 gli era nata una bimba, Patrizia (avrebbe preferito un maschietto, ma…) che fin da piccola è curiosa di ciò che il babbo combina in studio, perché più che macchine fotografiche, rulli e sviluppi di amatori, si “fanno foto per ritratti”!
Allora si lavorava soprattutto in bianco e nero, c’erano la sala posa e la camera oscura, luogo in cui… si facevano magie!
E così per me la FOTOGRAFIA è stata compagna di vita e …Magia!

Mi ricordo piccola, tanto da non arrivare al piano dell’ingranditore che mi ci voleva lo sgabello, quanto macchinoso era realizzare un ritratto!

Mio padre che scattava foto in studio con macchine dai cavalletti imponenti, sotto teli neri dai quali emergeva con il porta lastre che correva a riporre al buio e poi… mi faceva entrare in camera oscura dove mi accoglieva l’odore dei chimici, e nel buio più completo, la voce di babbo: “Chiusa porta e tenda bene?…”.
Ed allora, nel silenzio, il rimestare e sciabordio nelle bacinelle dei bagni col ticchettare del contasecondi e il suo sussurro che scandiva anche lui il tempo, lo scorrere dell’acqua e poi una timida ma abbacinante, dopo tanto buio, lucetta rossa: il negativo, una lastra ancora stillante d’acqua appesa ad asciugare.
“Buona!” diceva papà e passava a raccogliere le lastre asciutte: era l’equivalente dell’acquisizione in RAW di oggi!
Un brufolo? Un nasino troppo pronunciato? Qualche rughetta fastidiosa? C’era il ritocco su lastra, con sgarzino e matita, al ritocchino, antesignano dei tecnologici contemporanei Photoshop e monitor!!
E poi all’ingranditore e su quel piano, alla base, che non dovevo sfiorare tanto da trattenere il respiro, il cartoncino fotografico bianco, su cui una luce verde proiettava il negativo, le dita di babbo che danzavano come farfalle per “proteggere i bianchi e tirare su i neri” sull’immagine (oggi ancora un’equivalente up in Photoshop) ed anche lì, a scandire sottovoce i tempi che la sensibilità dell’esperienza dettavano; via la luce verde e poi l’immersione dell’inerte supporto cartaceo, nello sviluppo: con sapiente gesto la bacinella era fatta dondolare che il liquido quasi carezzava il foglio ed a poco a poco… ecco gli occhi, la bocca, i capelli: la MAGIA!!!!
Il volto mi guardava con i suoi caratteri, la sua forza, le sue velleità e la voce di papà: “….Sì, questa è bella!”. E giù nell’acqua e poi nel fissaggio, per i posteri.
Allora, per ogni foto, bianco e nero o colore, ore, giorni ed oggi…

Il digitale: una tempistica ed una tecnologia diverse ma, professionalmente parlando, le basi e la sensibilità sono e saranno sempre quei principi, quella sensibilità e passione affinate nel tempo.

Gli studi (tra cui, strano a dirsi, pure una laurea in ingegneria civile – mi piaceva associare rigore ad armonia di forme e volumi per vivere in bellezza la quotidianità) che sono la base di ogni formazione professionale, le mostre e le pinacoteche, corsi con figure professionali di prestigio (Turcati, Nocera, Mascardi, Bottino, Sellitto, …): da ognuno un affinamento!
Ma ciò che non è mai cambiato è il rapporto col soggetto, che anzi si va esaltando nella bellezza… eccola qua che torna, la bellezza, la cosa che ho sempre cercato, l’armonia nelle cose e nelle persone!

Perciò, quando si discute ancora: “…Ma è meglio la foto come si faceva una volta o oggi, col digitale?…” …io rispondo: “L’importante è comunque la passione e la sensibilità del fotografo: è una cosa che si ha dentro (certo si può affinare con passione, studio, esperienza, …), ma la foto non si scatta: si immagina prima e si cerca col soggetto di realizzarla – mai visto il film “La ragazza con l’orecchino di perla”?!”

E’ questa l’emozione, per me la più grande e palpitante esperienza che si possa avere, forse un po’ come proprio i grandi pittori di un tempo: è PASSIONE!

Gli strumenti sono mutati, si sono ampliati orizzonti operativi e tecnici, ma la foto, il ritratto, l’emozione evocata e tradita in uno sguardo, in un sorriso, lo spirito non interpretato ma colto… ecco questa è la parte più affascinante del mio lavoro… la mia magia e… la passione!

…digitale? …analogico?: sono strumenti per esprimere o cogliere in momento irripetibile, nel bene o nel male, ma l’unicità di quel momento è prima di tutto, come dire, “anticipata per coglierla” (come Bresson sosteneva) … e lo strumento?…non importa!
Certo, le nuove tecnologie ci hanno messo a disposizione possibilità per facilitare l’aspetto operativo, alleggerire il peso o i volumi delle attrezzature ma “il percepire quel momento prima che accada” non c’è impostazione di tot scatti al secondo: può essere il secondo sbagliato ed un secondo è tanto breve ma quanto lungo per la mutevolezza di un espressione od il volo di un colibrì – la teoria della relatività spazio-temporale è un principio matematico… ed ecco gli studi di matematica che fanno capolino… – e avrai enne scatti insignificanti!
Alla fine sono sempre le emozioni e l’umanità dei sentimenti che ti fa premere il dito e fare fotografie belle: non ti sentiresti un mago in quel momento?

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